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LAMETTE
Una copertina che ricorda il black album dei Metallica, ma this is hardcore signori: questo è ardecòre! E arde pure bene, con molta originalità, finalmente. Testi intimisti e non esattamente ottimisti, drumming sostenuto e chitarra metalleggiante per il gruppo che prende il nome dal più paziente dei santi, quello che quando il demonio nel deserto gli freghétte la forchetta si mangiò stoicamente gli spaghetti con le mani. Egli era tra le altre cose anche ubiquo: sarà per questo che un trio riesce a suonare su questo disco ben quattro strumenti (con il cantante che fa solo il cantante, intendo).
Coproduzione che per eufemismo definirei multipla (li hanno sostenuti così in massa che sembra la scaletta del Festival di Sanremo: Produzioni Sante, Dadadischi, Solve Et Coagula, Escape From Today, Solezenith, Indigo Records, Mastello Recordz, Sniper Records, Rolling Anarky Records, Choices Of Your Own Records, 16 bit Records, Mandi Records, Humanity Distro, Moltiplicazioni Mentali, Nextpunk Records, Fortemente Indiziati Records). 8 pezzi (7 + un demo bonus) coi dovuti crismi, forti di un'ottima registrazione, di una tecnica notevole e di una voce veramente disperata.
Se l'hardcore italiano è nelle vostre carte, signori, investite tranquillamente i vostri risparmiucci su questo Disperazione in musica, anche perché mi sembra che certe uscite facciano decisamente bene alla scena.
Cedete solo alle giuste tentazioni.
SAN MARTIN
Si e' giocato molto sul fatto che l'artwork tutto nero di questo "Disperazione in musica", debutto ufficiale dei Santantonio, rieccheggia il ben piu' noto Black Album dei Metallica ma non so se per sbaglio o per caso, questo stesso rappresenta al meglio la musica del combo comasco. Infatto il cd, come direbbe qualcuno (che oggi pagano milioni di Eur.), contiene 7 tracce tutte tempestate di oscuro e intenso Hardcore cantato
in modo sofferto e strillato, contaminate da fraseggi di chitarra e batteria presi dal death metal piu' tirato. Insomma una sorta di primi Sottopressione che incontrano i Nerorgasmo. Ottima realizzazione D.I.Y. con la partecipazione di numerose etichette (Dada dischi, Produzioni Sante, Escape from Today, MAstello, Next Punk etc...) Percio' se siete cosi' disperati ma al punto di riuscir a trovare un'ancora di salvezza d'innanzi a voi, "Amaro finale", "Tempesta di grida", " Guardare lontano" e "Vent'anni" vi faranno definitivamente cadere nell'oblio piu' cupo. Attenzione io vi ho avvertiti!!!
HMP - heavy music portal
Decisamente intrigante questo lavoro che parte con un riffing di chiara estrazione swedish/melodic death per sorprendere con un cantato in italiano capace di richiamare alla mente la nostra scuola hardcore anni ottanta. Per una volta tanto, infatti, le influenze scandinave non coprono completamente il versante hardcore della proposta musicale, ma ne entrano a fare parte, lasciando comunque alle vocals il compito di sottolineare come primissimi In Flames e Dark Tranquillity siano qui al servizio di un sound che in più di un momento ricorda un nome sacro come quello dei Nerorgasmo. Le atmosfere sono plumbee e vanno a sposare la bellissima grafica completamente giocata su di un effetto tono su tono dalle tinte scure come la notte, per un effetto finale tanto personale quanto capace di colpire la fantasia dell'osservatore e di imprimersi nella sua mente. Metal-core, dunque, ma un metal-core che non fa il verso al trend dominante, bensì ne offre una versione stravolta e dilaniata, creando un mix impossibile tra gli aspetti più arcani e meno stereotipati delle distanti fonti di ispirazione. Un disco che si fa ascoltare con piacere dalla prima all'ultima nota proprio grazie all'ottimo lavoro del cantante, in grado di rendere riconoscibili e inconfondibili le composizioni targate Santantonio. Se solo questa band saprà staccarsi completamente dagli ingombranti rimandi alla scuola swedish, soprattutto a livello di songwriting, potrà dare del filo da torcere a nomi ben più blasonati. Non resta che attendere per vedere se le promesse saranno mantenute.
RADIAZIONI POSITIVE
Interessantissimo questo "Disperazione in musica" dei comaschi Santantonio, un lavoro che mi ha colpito sin dal primo ascolto, un disco intenso, a tratti cupo, malinconico, in cui un'altalena di dinamiche contrapposte si impossessa dell'ascoltatore fino alla penultima traccia (nell'ultima, ripresa dal demo, spicca di netto la differente registrazione). Quello che più mi ha sorpreso è la maturità con cui il quartetto sviluppa musica e idee, uno stile che pur attingendo da diverse ispirazioni hardcore e metal risulta essere unico e inimitabile, e già dopo un paio di ascolti si ha in mente l'idea del "pezzo alla Santantonio". Testi quanto mai introspettivi cantati da una voce tanto aggressiva quanto sofferente a tratti, sicuramente molto espressiva, le chitarre scorrono tra armonizzazioni esasperate, passaggi puliti e stacchetti death, anche se la distorsione scelta non mi convince più di tanto, satura com'è a volte mi ha dato l'idea di "impastarsi" troppo, ma è solo questione di gusto personale e nulla più visto che nel complesso la registrazione ed i suoni in genere sono più che buoni. Batteria e basso fanno il loro lavoro e lo fanno egregiamente fornendo un'ottima impalcatura per le molte e variegate melodie presenti nel disco, ma al di là delle caratteristiche tecniche fino ad ora elencate, e qui mi ripeto volentieri, i Santantonio colpiscono per stile e attitudine, qualità che rimandano alla mente gruppi storici come Nerorgasmo, C.O.V., Frammenti... Formazioni anche distanti tra loro musicalmente ma accomunate se vogliamo da una unicità sempre più rara nel panorama odierno.
Per concludere: ho sentito e letto varie definizioni del genere suonato dai Santantonio: emoviolence, hardcore alla Nerorgasmo ed un assortimento di artifici linguistici che non sto qui a riportarvi... chiamatelo pure come più vi aggrada, quello che è certo è che il lavoro del gruppo spicca di netto per qualità ed originalità al confronto di altri titoli a volte banalmente preferiti perchè ispirati ad un hardcore più "canonico" e di più facile ascolto. Dieci e lode ai Santantonio e a quella galassia di etichette e realtà che hanno partecipato alla coproduzione del disco.
MUNNEZZA
Copertina (quasi) tutta nera, a mo' di "Black Album". Bellissima, non c'è che dire. Non sarà un'idea originale, però era da un po' che non veniva riproposta. E funziona ancora. Altrochè.
Funziona anche e soprattutto grazie ai Santantonio, band comasca fissata per i santi che riempe il supporto digitale in maniera ineccepibile: hardcore dai toni cupi, strillato e colmo d'emozionalità (Shai Hulud?) con un tocco di "Italian Style" (non solo a causa delle liriche in madrelingua) ed una spolverata di metallo della morte (appena appena nelle chitarre e in certe melodie, e non troppo nelle ritmiche… non travisate). A tratti, poi, somigliano moltissimo agli ultimi splendidi Mach5, specialmente per timbro ed interpretazione vocale.
Un gran bel disco. Non c'è che dire. Lo producono una miriade di minuscole labels: è praticamente lo stesso giro che ha supportato i Cibo.
PUNK FOR FUN
Si tratta dei Nerorgasmo del 2005? L’attitudine e lo stile hanno senza dubbio molto in comune con la storica band punk hc torinese. Quello che risalta in primis è la passione per l’oscurità,rispecchiata persino dalla cover art del disco quasi tutta nera,tanto che il titolo del disco e i disegni in front sono praticamente inleggibili! Potrebbe essere una buona mossa commerciale? Chi lo sa, eheh! I Santantonio hanno le idee chiare e lo si sente subito: le influenze sono molteplici ma godono di un omogeneità comune che rende “Disperazione in musica” un grande disco. La passione per l’hardcore vecchio stile si fonde con passaggi death metal da headbanging furioso e precisiamo, i Santantonio non hanno assolutamente niente in comune con le tante metalcore bands che vediamo in giro. Le lente atmosfere dark che troviamo spesso servono a spezzare il ritmo frenetico del disco e a fare da ambient piacevole. I testi,tutti rigorosamente in madre lingua , non sono dei più festaioli o positivi, il tono delle liriche è negativo e disperato avvolto da un pessimismo di fondo e una vena poetica amarissima. Ragà supportate i Santantonio, il giro DIY italiano continua a farmi in continuazione piacevoli sorprese come questa!
EMOTIONAL FLASHBACK
La prima cosa che balza all'occhio è l'artwork del cd : nero con un adesivo rosso con scritto nome del gruppo e titolo del cd. Poi se si guarda bene si capisce che in realtà c'è sotto un effetto ottico stile black album dei Metallica. No non spaventatevi vi prego. I Santantonio sono un gruppo con le palle. Sono autori di un hardcore diretto e senza fronzoli, con qualche richiamo al metal svedese (occhio a non leggere questo come un rimando a ciò che viene inteso per metalcore oggi), il cui punto di forza sta nei testi, portatori appunto della disperazione che titola il lavoro, ma soprattutto nel cantato, lacerato e angoscioso che da una marcia in più al sound. Ottima la produzione, curata sotto tutti gli aspetti, sia per quanto riguarda la registrazione che l'artwork. Unica nota che stona un pò a mio avviso è l'inserimento della traccia demo finale, che riregistrata forse avrebbe avuto più impatto. Ma sono sottigliezze.
SMARTZ RECORDS
Ottimo l'hardcore dei comaschi santantonio. veramente una bella sorpresa. prendete i primi sottopressione, dategli degli ottimi riffs di chitarra e una registrazione potente e ben fatta, con un cantato lancinante e disperato. ecco santantonio. copertina nerissima come i loro testi; devozione ai santi; etica diy. ottimi.
SOLEZENITH
Un disco denso come il colore nero, oserei dire la colonna sonora del colore nero. le perfette parole per la musica che suonano. toccano e segnano. i santantonio entrano a far parte della parte dark e oscura del mondo hc. le emozioni che mi scatena l'ascolto di questo disco sono tante, ma tutte colorate con sfumature opache. non racconterò a chi assomigliano, o le influenze che hanno. sono solo le perfette parole per la musica che suonano.
DAGHEISHA
"Disperazione in musica" esce nel febbraio 2005 e già si candida come uno dei dischi più interessanti dell'anno in ambito hardcore . Il lavoro dei Santantonio vede la luce grazie allo sforzo coproduttivo di ben 16 etichette indipendenti, dopo un anno circa di inattività live per la band, orfana del bassista (ora ce l'hanno). Nel disco, infatti, è il genialoide chitarrista Christian a incidere le parti di basso. Ma veniamo alla musica disperata! I pezzi che compongono il cd sono otto, di cui uno strumentale ("Disperazione") e una bonus track tratta dal loro demo (del 2002), di hc old school con qualche influenza death metal. Non si tratta (attenzione! ci tengono loro stessi a precisare) di metal-core, tanto in voga di questi tempi, vuoi per l'attitudine d.i.y. dei ragazzi ma anche per via del sound, decisamente verace e sanguigno. Si parte con "Amaro finale", trascinante pezzo hardcore, dal testo straziante che si distingue per un bellissimo finale ad alto carico emotivo ("...tornerà tutto come prima, cioè niente..." grida il vocalist Gianluca). I tre pezzi successivi, "I nostri passi" (con il suo esaltante crescendo iniziale), "Tempesta di grida" (titolone!) e "Vivo" son probabilmente i tre capolavori del disco. A farla da padrona sono soprattutto i riff-killer di chitarra e i frequenti cambi di tempo e variazioni, dove è determinante il ruolo del batterista Luca, preciso e compatto, abile col doppio pedale. La voce lancinante di Gianluca non è certo per tutti i gusti, anche se dà il taglio old school al disco (alla Sottopressione, per intenderci...); secondo me funziona anche se forse è un pò poco malleabile e non sempre si incastra bene con i complicati incastri dei pezzi. A parte questo, un buonissimo lavoro, suonato e registrato in modo quasi impeccabile, che lascia certamente sperare in un futuro roseo per i Santantonio!
RADIO RIOT
E' bello ascoltare un gruppo che ci sa fare e che con un suo lavoro sembra voler insegnare, senza mettersi dietro la cattedra, che l’ingegno non è una narcisistica esaltazione della tecnica. A mio modo di vedere le cose, gruppi come questi li riconosci, se sai prestare attenzione. Sono band dotate di una buona tecnica compositiva e allo stesso tempo di una buona dose di personalità, le quali mischiano assieme queste due doti per evocare quel tipo di musica che sa darti sensazioni viscerali, emozioni, nel migliore dei casi passioni. A questo punto è un po’ scontato dirvi come i Santantonio siano, secondo il sottoscritto, una di queste band.
In un panorama musicale piatto, costruito da onde sonore sempre più comatose, è richiesta sempre più la capacità di dire qualcosa con parole proprie. Ed è da qui che nascono le parole dei Santantonio. Parlando di un gruppo italiano, parlando di hardcore, è naturale che la lingua sia facilmente riconoscibile. Li potremmo accostare ai Frammenti e ai Mach5 di un tempo, oppure agli Affranti e Il Teatro Delle Ombre di adesso, ma nonostante ciò riescono ad imprimere il proprio marchio distinguibile. Stupiscono. Forse andando avanti nell’ascolto diventano riconoscibili (ma mai noiosi), ma il primo impatto tradisce qualsiasi aspettativa.
C’è un costante inseguimento tra sintomi negativi (di rabbia, di aggressività, di violenza -Guardare Lontano-, ma anche di disperazione, di solitudine, di caos -Vent’Anni) e sintomi positivi (di emozioni dense, di energia, o di quiete). Le chitarre sono lame calde che tagliano la musica come fosse burro, partecipando al gioco di evocazioni che la band sa creare. La ritmica non sbaglia un colpo, schierando in prima linea una batteria da guerra a volte decisamente minacciosa (Guardare Lontano) eppure mai gravemente pesante. Il tutto si condensa in una nebbia di bei riff, begli arrangiamenti e accorgimenti, con la capacità di saper esprimere al meglio ciò che hanno in testa. E tutto questo con un sound che, seppure potremmo desiderarlo un filino più sgrassato, non si specchia in quella pulizia del suono che risulta essere persino asettica.
Aspettiamo con ansia il seguito.
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